inizio anno scolastico: il teatro dell’assurdo

Sono tutti  fuori dalla grande aula magna, perfettamente in ordine come in un formicaio. Qualcuno in febbrile trepidazione sta attendendo l’inizio del pluripremiato corso di aggiornamento, regalato in premio agl’insegnanti da questo giovane governo; in fin dei conti sono mesi che si parla della “Buona scuola”, della scuola del fare, della scuola della meritocrazia.  Questa bellissima  favola scolastica incanta qualsiasi ascoltatore perché l’eroe, il governo, il “Buon Salvatore”, ha deciso di salvare le povere insegnanti, cadute nella trappola malefica dell’inedia, offrendo a loro momenti di purificazione con corsi specifici di aggiornamento ultra-moderno, ultra-extra-intra(chi più ne ha, più ne metta) curriculari. 

E il formicaio aspetta, attende paziente l’entrata del grande, sommo Sacerdote. Ma il silenzio dell’attesa viene interrotto da una flebile vocina.  E’ una pluripremiata insegnante della scuola dell’infanzia che imperterrita continua a chiedere: “Allora è nato? E cosa ti puoi aspettare?…Certo ti aspetti che sia nato un bel bambino! Ma no! Cosa dico!  Si riferisce al corso di aggiornamento “decorato” con tante medaglie per le ore dedicate alla ricerca per quei poveri insegnanti che ben poco comprendono la società attuale.                                                                                                                                           Insomma…dopo tanti anni di lavoro dovremmo pure far qualcosa di diverso, soprattutto per progettare le indicazioni fornite dalla “Buona Scuola”, indicazioni che ti informano che a febbraio vi sarà una Speciale settimana  dedicata allo sport. E come?Semplicissimo! Basta chiedere ai genitori la disponibilità di far trascorrere ai loro figli una settimana  in montagna a sciare.

Qualche dubbio può sorgere all’individuo comune, con una dose minima di logica  necessaria  per comprendere ciò che è reale da ciò che è frutto di insana follia.                                                                                                                                            

   “E chi paga ?” chiede l’ennesimo cassaintegrato. “Noi siamo una semplice famiglia: un capofamiglia in cassaintegrazione, due figli a carico, mia moglie si destreggia a far poche ore di pulizie in qualche casa…Chi può pagare questa settimana? Noi soldi non ne abbiamo, anche la mensa scolastica per i miei figli  diventa un lusso che non ci possiamo permettere”.

 “Scusate ?…Ma è il caso di porre questa domanda?…Si vedrà, lo dicono tutti…quando siamo lì, in montagna, si saprà, la questione sarà risolta”  Risponde qualche alto Dirigente. 

“E’ così sicuro?”

“E chi l’ha mai detto!! Il governo ci ha informato che risponderà al momento ritenuto opportuno”

E finalmente il fiducioso genitore intuirà che il buon governo non è nient’altro che la Divina Provvidenza e lui “ex lavoratore”precluso alla pensione riceverà dall’alto un’eterna e inconfondibile illuminazione.                                                                                                        

Ma dopo qualche giorno? Il  buon padre tirerà ancora un sospiro di sollievo? Qualche dubbio potrebbe sorgere?  

 Comunque per il formicaio questa non è  certo  una situazione rilevante : il problema non è di loro competenza.  Li osservo mentre si confidano gli ultimi consigli su come affrontare didatticamente, con nuovi percorsi cognitivi, il nuovo anno scolastico. L’evento oggi è particolarmente eccezionale, anche gli abiti che indossano sono confacenti allo stile riflessivo che offrirà il corso.

All’ottavo rintocco scocca l’ora!! Inizia il  magnifico sacerdote: “Ho iniziato presto nel mondo della scuola…a dir la verità non avrei mai pensato di fare l’insegnante perché i bambini li detestavo!!”      UAOO!!! CHE ESORDIO!      Poi tenta di fornire alcune “dritte scolastiche” come:

– durante l’acquisizione della strumentalità della scrittura far riconoscere al bambino il suono delle parole. Ma non l’aveva già scoperto Wolfang Amadeus Mozart? Oh! Dimenticavo…lui è un compositore, con la didattica, secondo i grandi esperti, c’entra ben poco.

_Comprendere l’importanza della padronanza lessicale di ogni alunno. A questo amorevole consiglio le insegnanti della scuola dell’infanzia annuiscono ripetutamente.  Ma non erano quelle che continuavano a dirmi che mio figlio aveva un patrimonio linguistico troppo ricco e che alla fin fine diventava noioso?..    

Poi scoppia  una risata generale! Viene narrato dal sacerdote l’aneddoto di un piccolo studente che continuava a dire che a scuola “si parla di cose che non ci sono”.  Una sorta di tenerezza quasi materna svolazza nell’aria. E se fosse capitato alla sottoscritta? Le famose esperte della didattica avrebbero annunciato: “Bambino con pochi stimoli, la patologia potrebbe essere una forma accentuata di egocentrismo, o ancora meglio, il bambino non riconosce nessuna realtà se non quella che vive nella sua mente, nel suo ristretto cerchio ambientale!”

 Finalmente con la frase decisiva della “relatrice- sacerdote” il finale si rivela  a dir poco entusiasmante: “Se oggi avessi parlato con termini tecnici, vi avrei già perso, avreste compreso ben poco! ”     

Ma allora siamo  proprio  deficienti?

  Oh Dio!! Come sono contenta di essere così stupida!  

  QUI, AL TEATRO DELL’ ASSURDO

 

Unica consolazione: l’arte e il senso profondo dell’infanzia

   E’ Virginia Woolf che rivela il mondo  meraviglioso dell’infanzia nella lettera scritta all’amata nipote Angelica

    Carissima  Angelica ,

la  vita è un affare da bambini

 

 

virgi-e-angi

Da :  “Le cose che accadono” lettere( 1912-1922)

Carissima Margaret,

non è spaventoso rendersi conto di come sono intelligenti le nuove generazioni? Una mente vergine ha un qualche cosa che ti fa rabbrividire di fronte alla degradazione degli esseri umani. A dire il vero, io credo che l’unica speranza per il mondo consista nel radunare tutti i bambini di tutti i Paesi su di un’isola e lasciare che ricomincino daccapo, ignari dell’odioso sistema che noi abbiamo inventato qui. Tutte le cose per cui dimostrano interesse mi sembrano sensate e genuine, non false come lo sono le nostre per la maggior parte.

 

A Vanessa,

Non preoccuparti, i bambini stanno benissimo. Giocano in salotto quasi tutta la mattina, e dopo pranzo andiamo a fare una passeggiata; sembrano assorbiti nei loro giochi e nelle loro  idee che si accordano perfettamente con le mie.

Ed è sempre Virginia che con la leggera ironia di un bambino affibbia il nome di un animale alle persone che ama…

Leonard… Mia cara mangusta

 Vanessa… mio simpaticissimo delfino  

 L’ amica Vita …Carissimo bradipo 

La compositrice Ethel… all’ amata volpe

 

 

Guardando il mondo con gli occhi di un bambino: Pablo Picasso

Come cambiano le forme…puro divertimento!

foto di Pablo: al posto delle mani?

quadro-picasso

 

Ci sono verità che solo gli artisti riescono a scoprire…

Così il poeta Paul Eluard intitolò una conferenza tenuta a Londra nel 1951

“Picasso, il più giovane pittore del mondo, compie oggi novant’anni”.

 

Nel 1956 Picasso rifletteva: “Quando avevo l’età di questi bambini sapevo disegnare come Raffaello; ma mi ci è voluta tutta una vita per imparare a disegnare come loro”

 

“A differenza che nella musica, in pittura non esistono bambini prodigio. Ciò che si ritiene genialità precoce è la genialità dell’infanzia che scompare con gli anni. Può darsi che da un simile bambino venga fuori un giorno un pittore, addirittura un grande pittore.”

Nella letteratura critica viene considerato un importante indizio della genialità di Pablo Picasso, il fatto che egli nell’infanzia disegnasse e dipingesse come un adulto e che da adulto conservasse nella sua arte un che di fanciullesco.

Racconta Pablo:  “La mia sfortuna e probabilmente la mia gioia più grande è che utilizzo gli oggetti come mi suggeriscono le voglie e l’inclinazione del momento. Che tristezza per il pittore da biondine non poterle mettere nei suoi quadri perché non stanno bene nel cesto della frutta! E che atrocità per il pittore che non sopporta le mele doverle mettere perché stanno bene con la tovaglia! Nei miei quadri uso tutte le cose che mi piacciono. Come per questo se la passino le cose mi è indifferente. Sono loro che si devono rassegnare.”

 

A soli quattordici anni dipingo come Raffaello

quadro-picasso-1

Quadro: la prima comunione

 

Qualche storia curiosa  sull’infanzia di Pablo Picasso

Già la sua nascita è avvolta dalla prima di innumerevoli storie fantastiche. La levatrice credette che Picasso fosse nato morto e rivolse subito le sue cure alla madre. Soltanto la presenza di spirito di Don Salvador, uno zio che era medico specializzato, salvò il bambino dalla morte per soffocamento, con un metodo tanto semplice quanto efficace, soffiando cioè in faccia al futuro genio  il fumo del suo sigaro, per cui il piccolo Pablo cominciò ad urlare. Ciò avvenne a Malaga il 25 ottobre 1881, alle undici e un quarto di sera.

Picasso aveva dunque incontrato già nei primi istanti della sua vita la morte, e l’aveva sconfitta, sia pure grazie ad un aiuto esterno. La vitalità che ancora stupiva in Pablo novantenne e senza la quale la sua opera davvero unica sarebbe inconcepibile, si era affermata in maniera impressionante fin dalla nascita.

Fu il padre, pittore, ad incoraggiare il talento del figlio, anche se inizialmente era preoccupato per i risultati scolastici di Pablo. Picasso raccontava anni più tardi che a scuola gli interessava solo il  modo in cui l’insegnante disegnava i numeri  alla lavagna; lui copiava soltanto la loro forma, il problema matematico era per lui secondario, e si meravigliava anzi di come avesse imparato a far di conto.

Il genio rifiutò dunque l’istruzione di tipo tradizionale e si occupò personalmente del suo sviluppo artistico. All’inizio fu ancora il padre l’esempio da seguire, ma a soli dieci anni aveva già acquisito la capacità del padre. Con una frase laconica Pablo racconta questo evento decisivo fra lui e il padre:” Allora mi diede i suoi colori e i suoi pennelli e non dipinse mai più!” E dire che il compito di Pablo era stato semplicemente quello di finire di dipingere le zampe delle colombe in un quadro del padre. Ma queste gli erano riuscite in modo talmente naturale che il padre gli consegnò gli attrezzi del mestiere, riconoscendo l’incredibile talento di Pablo.

A presto,

Adriana Pitacco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                

                                                                                                                                                                                                                                                                 

 

                                                                                                                           

 

 

2 pensieri su “inizio anno scolastico: il teatro dell’assurdo

  1. Nel teatro dell’assurdo, eccellente definizione per presentare la scuola di oggi e la società che da essa dovrebbe derivare, i progetti, i corsi, la didattica innovativa…dicono e pretendono di insegnare tutte cose che gli insegnanti hanno sempre fatto ! L’esperienza e la preparazione personale portano avanti l’insegnamento insieme alla didattica “severa ed efficace”( vera fucina formativa per ogni docente è lo studio, la lettura, l’interesse vivo che ogni insegnante poteva coltivare proprio in quel ex-“tempo libero” che serviva a rinnovare il suo impegno e l’entusiasmo), riguardano quella “professionalità” che tutti a parole dicono di avere, ma che molti dimostrano nei fatti di non sapere cosa sia! Questo perché accettiamo passivamente che ogni espertologo competente venga a mettere bocca nel nostro lavoro e addirittura ci insegni cosa e come fare… Speriamo almeno che molti insegnanti “rassegnati” all’assurdo non perdano di vista il valore del loro lavoro e possano continuare a piantare i semi del buon senso e della criticità nelle nuove generazioni.

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    1. Sono decisamente d’accordo con te. Io non mi rassegno, anzi! Continuo a denunciare la farsa che questo Buon Governo pensa di farci vivere, continuo a vivere con entusiasmo il rapporto con i miei ragazzi.
      Perché il vero fulcro dell’esistenza è la gioventù
      Un caro saluto e un grazie sincero per il tuo prezioso commento
      Adriana

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