NATI PER VIVERE

Perché questo titolo? Cosa c’entra con l’arte, si chiederà  qualcuno…

Potrei magari argomentare il titolo come un titolo dato a uno dei tanti esami di maturità: “Nati per vivere, l’arte profondamente legata all’esistenza”.

Sarei quindi costretta a spostare la sede del tempo nel luogo del mio liceo; stilerei una scaletta di punti sui quali si svilupperà il tema:

-connubio tra arte e vita

-il bisogno di comunicare attraverso l’arte il significato profondo dell’esistenza.

-analisi di questo rapporto nell’arte di vari pittori e scrittori.

Poi aggiungerei un tocco di filosofia, quel tanto che basta per argomentare razionalmente la necessità del rapporto tra arte e vita e, per far questo, qualche sillogismo deduttivo sarebbe perfetto!

Ma rimane comunque un nodo fondamentale da risolvere …

non riesco a scrivere a comando, se lo facessi mi sentirei senza voce, un’inutile scribacchina in cerca solo di tessere le parole di una trama ordita meccanicamente. Scriverei in modo sterile, non sono fatta per soppesar parole, per renderle affine ai gusti altrui. Esiste una verità che mi appartiene da tempo, da quando una voce che ora non c’è più, prima di andarsene per sempre, mi disse: “Quando scrivi raccontando te stessa, sei realmente ancorata alla vita, a questa inestimabile esistenza”. E allora parto da qui.

Racconto il perché di questo strano titolo, nato proprio dalla vita dei miei giorni, dentro ad un viaggio doloroso e indiscutibilmente vero…E lo racconto in un breve diario

11 luglio-  E’ incazzato, tremendamente incazzato questo giovane che mi sta di fronte. Sono mesi che tenta di “afferrare”, in qualche assurda lista, qualche offerta di lavoro, ma ormai l’andare in cerca di qualche “traccia lavorativa” diventa un lavoro da investigatore. Cosa si nasconde dietro alle inutili proposte? Agli stage “Creati su misura” per la gioventù? Confezionati abilmente, secondo gli organizzatori per insegnare ai giovani, così inesperti, competenze lavorative precise e strutturate, indispensabili per entrare nel mondo del lavoro. Oggi, poi l’investigar tracce diventa alquanto assurdo! L’offerta sembra uscire da un canovaccio di un’opera buffa “Parte il corso di formazione receptionist nel mondo della “giocalizzazione”  “Lo vedi ?” mi dice “Perché prenderci in giro?” L’incazzatura  negli ultimi giorni è tremendamente aumentata perché i progetti per i giovani hanno un lungo elenco di obiettivi che, dopo una fuggevole visita dal datore di lavoro, finiscono in risate beffarde; in fin dei conti ogni giovane nel “Paese dei balocchi” si dovrà trasformare in un burattino, sempre pronto a far ciò che gli compete, a lavorar sodo…qualcuno dice a lavorare “umilmente”. Insomma! I tre euro all’ora dovrai pure guadagnarteli! Anche a costo di saltare la pausa pranzo, anche a costo di pulire il pavimento cento volte, mentre dovevi stare in tutt’altro luogo.

Ma oggi, quel fulcro della vita chiamata gioventù, ha deciso di rivendicare la dignità dell’esistenza, di ogni singola esistenza.

Lo accompagno, aspetto fuori, aspetto quel sorriso complice della nostra vita.

Non c’è più nessuna rabbia sul suo volto, fiero della sua gioventù, della sua forza , mi conduce fuori regalandomi queste parole: “Sai…c’è gente come te, come me…che non fa parte del sistema…gente normale che chiede giustizia sociale e libertà”.

Come posso dirgli che amo la sua meravigliosa lotta ? E’ decisamente un onore essere sua madre!

 

E’ sera.

La casa si tinge delle abitudini quotidiane.

Per completare l’intimità familiare manca solo l’arrivo di Tiziano, cinque minuti ancora poi inizierà il volo delle conversazioni serali.

Ma il fragore della telefonata, il tuono che squarcia, che dilania ogni attesa, ci catapulta in ospedale a supplicare di avere qualche notizia sul compagno, sul padre, a tentar di comprendere la dinamica, mentre mi sento anestetizzata dal dolore.

Cala l’oblio dell’attesa, il nostro peregrinare da una voce all’altra degli infermieri, perché qualcuno ci possa rassicurare, dire qualche parola che aspettiamo da ore.

Forse è una consuetudine dell’ospedale trattare di incidenti sul lavoro.

 

12 luglio – si trasforma in una sinfonia il suo respiro affannoso, e leggo, rileggo, dieci, cento, mille volte la vera poesia che rappresenta il nostro lungo incontro

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

 

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue.

Eugenio Montale

Rimane solo un’unica domanda : riuscirà a ritornare a camminare?

 

13 luglio – la ” faccenda” così, è stata chiamata dal gran giurì della premiata ditta, è stata risolta in fretta. L’imputato, chiamato in modo inopportuno “paziente”, è stato condannato all’esilio lavorativo.

In fin dei conti, ora, il tale è un numero che deve essere gestito dalla sanità. L’ultima frase del gran giurì è stata così laconica: “A noi serve un individuo con due gambe, due braccia, rapido e veloce nei movimenti”.

Il numero, o presunto paziente, è stato quindi cancellato rapidamente, non è stato nemmeno messo nella “riserva” dei numeri da ricollocare in caso di qualche nuovo “imprevisto”

 

19 luglio – è il mio compleanno.

Desidero solo comporre questa breve lettera a una cara amica, perché a volte vi è un certo pudore nell’esprimere ciò che sentiamo.

Cara Emma, scusa se ti scrivo, ma a volte le parole scritte sono più alleate di chiunque altro.

Questa sera continuo a riflettere su alcune frasi che ho ascoltato da tuo papà riguardanti la situazione di Tiziano: “Pensa che ti considerano un numero e di questo fai la tua decisiva lotta”

Mentre ascoltavo il significato di questa frase rivivevo i tragici momenti della morte di mio suocero.

Ecco,mi dicevo, per gli altri lui rappresenta un numero, un’altra morte da tumulare in fretta, da annoverare nell’elenco dell’ennesimo scomparso, o degl’ultimi anonimi senza identità.

Ma a me?

a me, a noi, mancava un colore nitidamente preciso, superbamente realistico.

Mi mancava il rosso! Colore primario che non potevo creare miscelando altri componenti!

In quella frase di tuo papà ho rivissuto il nucleo fondamentale di ogni singola esistenza: il rosso, l’atto così originale di ogni vita e la certezza che per questo dobbiamo lottare!

Ps: ora riascolto il concerto per la mano sinistra di Ravel, concerto dedicato all’amico pianista Wittenstein che perse il braccio destro

Perché anche con la mano sinistra si ricomincia a suonare l’incredibile tastiera della vita!

 

 

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L’ ARTE E LA CONQUISTA DELLA VITA :

dalle lettere di Virginia Woolf -le cose che accadono(1912-1922); Cambiamento di prospettiva(1923-1928); un riflesso dell’altro (1929-1931); Falce di luna(1932-1935)

FOTO virginia

Ci sono poeti, artisti che si sono  mantenuti vicino alla terra, alle cose, al senso della voce umana, al ritmo sorprendente della vita.

Vi è nell’arte una franchezza di sentimenti senza compromessi.

Non vedo come si possa scrivere un libro senza delle persone…è attraverso le parole scritte che tentiamo di dare una visione della vita, che mettiamo in moto delle persone, che tentiamo di penetrarle dando loro consistenza e volume.

Detesto che la gente sia infelice, perché adesso voglio che tutta la mia vita sia calda, bruciante di felicità.

Caro Quentin, sono incline a pensare che dovresti lasciare le tue montagne, cogliere l’occasione giusta e arrischiare le tue doti umane con amicizia, conversazioni, relazioni, i semplici rapporti di ogni giorno.

Voglio dire che la vita va deposta come una pelle, va confrontata, va respinta e poi accettata con entusiasmo a ogni nuova condizione.

Attraverso la scrittura comunichiamo squarci di vita.

 

DALLE LETTERE DI VINCENT VAN GOGH A THEOritratto di vincent

L’amore è qualcosa di così positivo, di così forte, che per chi ama soffocare il proprio sentimento sarebbe come togliersi la vita.

E’ l’emozione, la sincerità del senso della natura, che ci guidano, e queste emozioni sono così forti che le pennellate vengono giù una dopo l’altra e i rapporti tra i colori sono come le parole in un discorso o in una lettera…solo così sento la vita!

La vita e l’amore : un mistero all’interno di un altro mistero. Indubbiamente non resta mai uguale in senso proprio, ma cambia come il flusso e il riflusso delle maree che lascia il mare inalterato.

Con un quadro vorrei poter esprimere qualcosa di commovente come la musica. Vorrei dipingere uomini e donne con un non so che di eterno, come le vibrazioni dei colori.

L’arte è un movimento che esprime lotta, stupore e amore.

Non potrei apprezzare la vita, se non ci fosse in essa qualcosa di profondo, d’infinito, di reale . Voglio lasciare di me un qualche ricordo sotto forma di disegni o di dipinti, non eseguiti per soddisfare un certo gusto in materia d’arte, ma per esprimere un sincero sentimento

Mauve mi disse: ” Ricorda Vincent,troverai te stesso se ti metterai a dipingere, se penetrerai nell’arte, nella vita in modo sempre più profondo. Solo così la tua opera diventerà un passo sulla vita!”

 

6 pensieri su “NATI PER VIVERE

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