Io morirò così

il bacio 3

“Notte dei cristalli”
Arrivano, Gustav!
Sono giovani uomini vestiti con abito civile, dall’aspetto camaleontico, che iniziano a latrare la loro rabbia, il loro odio. Ad ogni parola d’odio s’innalza una nuova fiamma, un nuovo incendio pronto a distruggere sinagoghe, a divampare nelle case degli ebrei, ad annunciare il ghigno diabolico di Hitler, l’ordine imposto da Goebbels, l’ordine che trasforma questa notte nella notte della follia.
“Bruciate le sinagoghe, violate i cimiteri, tumulate ogni forma di aggregazione per gli ebrei, perché il morbo, quel virus malsano che ogni ebreo porta con sé dalla nascita potrebbe moltiplicarsi, diffondersi in tempi rapidissimi”. Nessuna lacrima potrà essere versata….Agli ebrei non spetta nemmeno il diritto al pianto. Dachau, Buchenwald, Sachsenhausen….d’ora in poi saranno le uniche parole che sarà loro consentito sentire. Ma prima saranno costretti a vedere demolite le loro case, violentate le loro donne. Ci hanno imposto di chiamare questa notte “La notte dei cristalli”, l’ennesimo scherno, l’ennesimo oltraggio per richiamare ogni giorno la forza dei soldati del fuhrer, così abili nel distruggere le vetrine, così abili a smascherare ogni ebreo. Devastano città, mutilano le nostre vite, ma non riescono a saccheggiare i ricordi. Il ricordo del tuo volto…. Il ricordo della nostra storia. Ci hanno provato in tanti. Per primo si schierò l’urlo bellicoso della prima guerra mondiale. Impietoso ci mostrò i volti orrendamente deturpati della gioventù, volti in trincea, senza più dimora. Quei volti, nella solitudine notturna, imploravano la morte di portarli via, di porre fine al dolore straziante, ai deliri imposti dalla guerra. Nessun armistizio riuscì a ricondurre quella gioventù al ritmo naturale delle abitudini, a quell’intima dimestichezza con il tempo. E dopo quell’undici novembre, la fame, la miseria, usurparono ogni dignità, tradirono di nuovo la gioventù, s’impadronirono di ogni desiderio.
“Vorbei!” E’ finita! parole che gli eventi ci accordarono… uniche parole rimaste. Ma all’urlo della fine, con il suo esercito pronto a trucidare i ricordi, io, Emilie, opposi tutta la mia resistenza, opposi la forza inestimabile dei miei ricordi. E scomparve l’urlo, s’affievolì ogni traccia sonora. Quei volti ritornarono alla mia mente, tra i miei pensieri, nella melodia della loro gioventù, dentro ad una risata cristallina, testimoni del loro primo amore. Ogni volto riprese il suo nome così chiaro e preciso nel differenziarlo dalla moltitudine della folla. Ogni volto il suo sguardo, la sua storia.
Con i ricordi ritornai alla mia Vienna, alla nostra Vienna, dove tutto era musica…
Dove tutto era vita!

l'interno del vecchio teatro

Ma oggi? Ogni giorno provano di nuovo a sguainare la crudeltà delle loro parole, rinnovando l’oltraggio alla dignità umana. Anche la tua arte dovrà essere saccheggiata, secondo loro, sarai costretto a morire un’altra volta. Ma non lo permetterò, Gustav, non lo permetterò mai! A volte mi chiedo se si divertiranno a trovare qualche mia discendenza, qualche incontro peccaminoso di qualche mio avo con una compagna di origine ebrea. “Tu! Portatrice di arte degenerata!” Sono parole che saranno pronti ad usare come lance per colpirci di nuovo improvvisamente, con il loro modo sinistro di colpirci alle spalle, senza darci il tempo di rispondere, di vivere il nostro ultimo ricordo. Poi la loro risata sempre più beffarda: “Spudorati ebrei pronti ad avvelenare la gente proclamando i più meschini atteggiamenti come principi”. Ma non si rendono conto che quest’accusa mi è familiare perché appartiene alle accuse che tu dovetti subire: “Arte indecente, arte di chi può solo appartenere alla cerchia degli ebrei”. Quella rabbia sprezzante si insinuava già allora. Ti odiavano perché eri fedele all’arte stessa, perché eri fedele alla vita. Ma non riuscirono mai ad umiliarti, rispondesti con le tue parole: “E’ soltanto sulla compenetrazione continua tra vita e arte che deve fondersi il progresso dell’artista”. Nella tua vita vivevi una musica particolare, riuscivi ad accordare il tema prezioso della nascita con l’amore e i tuoi colori raccontavano la vita nella sua incantevole bellezza. Fino a quel giorno dove provai a penetrare il segreto di queste tue parole: “La nostra vita, Emilie, è come una sonata, è musica suddivisa in uno schema compositivo ben chiaro, preciso. All’inizio troviamo l’esposizione, la nostra nascita, la nostra venuta al mondo…poi segue il fluir di esperienze nel ritmo della vita. D’ora in poi il movimento si fa sempre più intenso, più acceso. E più prende forma questo movimento, più si forma in noi l’idea che questo movimento sia perpetuo, continuo. Al pari di un compositore, ci convinciamo che il tema finale, conclusivo, lo scriveremo noi.” Poi ti fermasti Gustav, riuscii ad ascoltare solo il tuo silenzio mentre il tuo sguardo, divenuto improvvisamente struggente e malinconico, mi supplicò di andarmene, di uscire dalla stanza, dalla nostra stanza.
Uscii…
Perché ti spettava il diritto di essere solo, di trovare nella tua completa solitudine, gli ultimi tocchi di colore, l’ultima nascita del tuo nuovo dipinto, solo allora saresti riuscito a trovare quell’accordo finale…
Quell’accordo nel tuo incontro con la morte.
L’arte, la tua amata arte, ti aveva svelato la fine del tuo tempo . Ma quel quadro intitolato “La sposa” non lo finisti mai. Quadro incompiuto perché incompiuta è la tua morte…

quadro la sposa 1

Io ti vivo ancora…
Quell’accordo lo trovasti per te, riuscisti a modulare un accordo che poteva appartenere solo esclusivamente a te. Poi, a distanza di mesi, nella fine dei tuoi movimenti pietrificati dall’ictus, nel silenzio della tua voce improvvisamente muta, la morte ci concesse una breve tregua.
Riuscisti a ricomporre la tua scrittura magica e scrissi le tue nuove e ultime parole: “Voglio che venga Emilie”.
Di che cosa stavi morendo, Gustav?
Lo scoprii dopo giorni, perché il governo aveva censurato ogni notizia sulla maledizione che stava annientando uomini e donne nel fiore della vita. La maledizione dell’influenza spagnola! Vennero censurati i sintomi, la sua rapida diffusione e per parecchi mesi, le uniche notizie le scovammo solo nel pianto di chi rimaneva, nel dolore delle madri costrette ad assistere alla sepoltura di notte in fosse comuni dei propri figli. Decine di milioni di morti… Questa fu l’immensa tragedia! Ma solo l’agenzia di stampa spagnola “Fabre”, ai primi di febbraio del 1918, proprio mentre stavi morendo, trasmise un inquieto comunicato “Una strana forma di malattia a carattere epidemico è comparsa a Madrid” La nuova malattia venne chiamata “Spagnola” perché solo la Spagna cominciò a parlarne. La sua non partecipazione alla guerra, aveva garantito ai cittadini il diritto all’informazione; noi, con la guerra, perdemmo anche quello.
E in quel momento in cui te ne stavi andando, non ti sentivi più minacciato dal tempo…
Come avrei voluto trasformarmi in una farfalla per essere custodita per sempre nello scrigno dei tuoi segreti.
Oggi, caro Gustav, ricompongo il mosaico della mia vita…
Il mosaico della nostra storia…nessun frammento potrà andare perduto…
Nessuno…
Desideravi vivere per celebrare il trionfo di un’opera totale. Un’opera dentro lo sguardo della musica, dentro all’anima del tuo amato Beethoven. Tu, grande artista, volevi immortalare la sua musica nella tua arte. Il tuo profondo rispetto verso di lui, si era trasformato in un esclusivo amore. Con la realizzazione di un’opera d’arte totale avresti guidato lo spettatore fino alla statua che Klinger, tuo devoto amico, avrebbe realizzato per rappresentare Beethoven.

statua di beethoven 1

Klinger avrebbe avuto l’onore di scegliere i preziosi marmi, il sublime avorio, con i quali avrebbe rappresentato il vero volto di Beethoven: l’inno alla gioia, l’inno al trionfo dell’amore. Con Beethoven, con la sua musica, saresti partito in quel viaggio verso la felicità per arrivare all’attimo sublime che per sempre avrebbe fissato l’abbraccio universale tra i destini dell’umanità. Finalmente avresti contribuito a consacrare per l’eternità “l’Inno alla Gioia di Beethoven!”
E nella tua opera “Il fregio di Beethoven”, tu diventavi il cavaliere errante…
Quel viaggio non era certo senza ostacoli… Dovevi liberare l’uomo dalla sofferenza, dalla solitudine, per incontrare il volto della poesia, il volto dell’amore. major-ode-to-joy-from-4th-movement.mp3″][/audio]

il fregio di beethoven 1

Di chi era quel volto, Gustav? Te lo chiesi varie volte.
Nei tuoi quadri hai quasi sempre dipinto donne, i loro volti, rappresentando la loro essenza, le loro storie, ma soprattutto il fulgore dei loro desideri, non più nascosti, ma improvvisamente alteri, regali, di fronte al tuo sguardo incantatore. Io esisto…perché tu possa dare forma ai miei desideri, questo era quello che ti chiedevano. E mentre con il tuo dipinto davi forma ai desideri, iniziava quel fatale incontro, quel completo abbandono all’impeto travolgente di un eros trionfante.

danae

Ma dimmi, Gustav, i tuoi quadri, le tue opere, sono nate per sedurre? Sapessi quante volte me lo sono chiesta. O forse la risposta si trova nel personaggio nato dalle parole rivelatrici di chi ha voluto rappresentare la tua arte della seduzione attraverso la scrittura. E questo certo non lo sopportavi, nemmeno quando sotto la parvenza di un tuo ammiratore, con veste di scrittore, Arthur Schnitzler tentò di raccontare la tua arte e il tuo sguardo nel suo libro:
“Commedia della seduzione”. Certo ti aveva camuffato abilmente nel personaggio di Gyser, ma il giardino era lo stesso, la dimora (quella che io chiamo la “dimora delle pose”) era innegabilmente il luogo dei tuoi dipinti. Io, donna libera, fino ad allora mai pervasa dal timore di un’inquieta gelosia, richiusi per sempre il libro quando iniziai a leggere parole che mi ostinavo a non voler comprendere.

“Tra quelle mura, come un harem, stazionavano in permanenza giovani donne svestite attendendo un cenno dal maestro; di ogni amante Gyser dipinge due ritratti: uno ufficiale, l’altro nello splendore dell’intimità”.

Di ogni donna hai rappresentato il volto più intimo, più vero. E quel volto desiderava trasformarsi in un’opera vivente, in un tuo quadro, mentre ogni tua sfumatura, ogni tuo effetto cromatico, diventava puro desiderio.

eros 3

Forse questa era l’unica via per carpire il segreto della tua arte e poter rimanere con te ovunque. Ma per amor tuo, Gustav, queste donne diventarono ben presto nemiche tra di loro perché solo per breve tempo riuscirono ad ostentare una finta indifferenza verso quei sentimenti insiti in un atto d’amore. Invidia, rabbia, ai quali sopraggiunsero una profonda solitudine e una mortale rassegnazione. Come potevano comprendere la ferrea volontà delle tue parole: “Ogni legame esclusivo è nemico dell’arte!”
Io, Gustav, rimasi fuori da ogni gioco, da ogni sorta di ostilità verso le altre donne, verso i tuoi intimi volti. Era l’unico modo per rimanerti accanto senza che potesse giungere la parola fine. Era l’unico modo perché tu attendessi le mie parole, le mie lettere, il mio invito a trasformare con la tua arte il mio atelier, a creare disegni per i miei abiti dalla forma ampia, dalle idee rivoluzionarie. Ogni mio abito avrebbe avuto necessariamente l’essenza di ogni donna, il diritto del suo corpo a rivendicare la sua voce. Al bando le torture del busto, del corsetto, di quelle gabbie pronte ad ingabbiare il corpo. Ogni donna, da sola, avrebbe scritto il racconto della sua vita, senza ostacoli, senza subir pregiudizi, finalmente libera! Anch’io avrei creato la mia Secessione formulando il connubio tra queste parole: donna, rinnovamento, emancipazione. E così riuscii a trasformare i miei abiti con le parole che tu amavi tanto, quelle parole che spiccavano sulla facciata del tempio della tua nuova arte: “Ad ogni epoca la sua arte, all’arte la sua libertà”.

la secessione 1

Con queste parole noi due corteggiammo la nostra splendida amicizia, la nostra complicità. Insieme nell’oro dell’estate si univano le nostre esistenze, sulla riva dell’Attersee. Poi i tuoi colori scelsero il mio volto, le tue mani, con la pura bellezza dell’armonia composero il nostro BACIO.
E più osservavo le tue mani che dirigevano la melodia delle forme, più non riuscivo a rinnegare il desiderio che si celava già dal nostro primo incontro, in quella stretta di mano giovanissima con la quale congedavo il tuo sguardo. Quel tuo bacio, quel tuo dipinto doveva diventare il tripudio del nostro amore anche allo sguardo altrui. Sarebbe diventato un Bacio al mondo intero.
E finalmente entro, Gustav…
Entro nella nostra stanza dove vivono ancora i tuoi colori, i tuoi disegni.
Qui dentro c’è la nostra vita.
Li vedi? Sono centinaia di disegni che lasciavi sparsi ovunque, a terra, in giardino…. Li raccoglievo come fiori spontanei perché non potevo lasciarli alla mercé dei tuoi gatti così numerosi che si aggiravano indisturbati. Li chiamavi a uno a uno, non sapevi allontanarti da nessuno di loro. Sorridevo, Gustav, perché nel grande maestro viveva ancora lo sguardo meraviglioso dell’infanzia.

gustav e i gatti

Hai sempre considerato te stesso come un privilegio della vita…qualcuno potrebbe definire queste parole come una forma di narcisismo: quale errore! Ti consideravi un privilegio perché amavi immensamente la vita e chi ti stava accanto viveva questa tua magia.
Ora ti vedo…
Indossi ancora l’abito che tu stesso avevi disegnato…
Indossi ancora l’aria leggera della nostra intima allegria…
Riconosco il profumo delle tue mani, l’impronta del tuo sguardo rivelatore di un’assenza che ora non c’è più.
Tu sei il mio cielo azzurro!
E io morirò così…
Dentro a questo cielo…
Di nuovo la tua opera trasformerà il tempo con i nostri sensi, con i nostri desideri…
Perché ti è rimasta un’arte sublime nel creare e vivere il colore dell’orgasmo.
Guardami Gustav…
Nuda invoco il tuo sguardo…
mentre s’irradia la pelle all’ardore del turgido movimento, pronto a delineare il profilo del nuovo giorno…
Variegati desideri assume il tratto del clitoride…
Ne sento il vigore tattile, la forza
Trattengo gli ultimi respiri, fulgidi attendono il tuo, mentre i tuoi colori discendono in nuove linee avvampate dal calore di floride labbra. Dune di sconfinati paesaggi modellano il calice dei seni, sferici glutei presentano nuove vedute in un lusingo sguardo.
E al caldo rossor del desiderio prosegue il movimento delle mie mani, delle mie labbra…
Sempre…
Verso di te…

Nella sinfonia della nostra musica
Questo è il nostro inno alla gioia!
Nei sensi rivelatori del nostro Amore, si svela l’Abbraccio Universale

Questo, mio amato Gustav
È il tuo e
nostro ultimo segreto

Per sempre.
Io morirò così…

eros 2

 

LA VOCE DEI QUADRI

ritratto di emile

“La gente deve vedere quadri, deve potersi di nuovo ricordare che la loro materia è una scrittura magica che, con macchie di colore in luogo delle parole, ci trasmette una visione interiore del mondo. L’arte del colore domina l’anima umana non meno di quella dei suoni.” Con queste parole, il grande scrittore austriaco Hugo Von Hoffmannstal, ci indica la via per arrivare a comprendere la “Voce” dei quadri, seguendo quella che lui stesso definisce la loro “scrittura magica”. Ed è sempre Hoffmannstal ad affermare: “ La pittura ha qualcosa di magico in comune col pensiero, col sogno, con la poesia”.
Pittura e musica…
Pittura e poesia…
E’ arrivato il momento di seguire la sua via per scoprire quella voce, quella scrittura magica che vive nell’arte di Gustav Klimt.
Si presentano a questo invito anche le parole di Klimt, quel suo “commentare a un ritratto inesistente”.
“Tutto ciò che c’è da sapere su di me è nei miei quadri. Se qualcuno vuole sapere qualcosa sul mio conto in quanto pittore, ed è l’unica cosa che vale la pena di prendere in considerazione, non ha che osservare attentamente le mie tele, cercando di scoprire ciò che sono e ciò che voglio.”
Ma chi riuscì a scoprire la voce dei suoi quadri?
Forse la risposta è racchiusa nelle parole che Klimt pronunciò in punto di morte: “Voglio che venga Emilie”.
Chi era Emilie? Perché a lei fu riservato questo dono?
Emilie, sorella della cognata di Klimt, nacque a Vienna il 30 agosto del 1874.
Quando incontrò per la prima volta Gustav Klimt, divenuto tutore della nipote Helene a seguito della morte del fratello Ernst, aveva diciassette anni, Gustav trenta; la differenza d’età non si presentò mai come un ostacolo a quello che sarebbe divenuto un rapporto profondo, di splendida bellezza.
Completando un quadro che Ernst lasciò incompiuto, Gustav inserì il ritratto di Emilie,

ritratto di emilie da ragazza

intravedendo, già allora, il suo spirito battagliero e coraggioso. Caratteristiche che la portarono, con le sorelle Pauline e Helene, a creare il famoso salone di alta moda viennese il “ Schwesten Flöge”. Emilie decise che l’atelier doveva essere allestito seguendo i principi dell’innovativa comunità di artisti sorta a Vienna nel 1903 la: “Wiener Werkstätte”. Il salone venne quindi arredato nello stile secessionista con mobili disegnati da Moser e da Hoffmann, compagni di Klimt nella secessione viennese. Attraverso i suoi abiti, Emilie contribuì alla lotta per l’emancipazione femminile. I suoi abiti dalla forma ampia, senza la tortura del corsetto, rivendicavano il diritto di ogni donna di vivere liberamente il proprio corpo. Non è un segreto che Klimt rispose all’invito di Emilie di disegnare stoffe e modelli per i suoi abiti, per le sue idee innovative. Fu Klimt ad introdurre Emilie nei salotti della borghesia viennese; gli abiti di Emilie furono indossati dalle signore più in vista di Vienna.
Klimt, così poco incline all’uso della scrittura, scrisse ad Emilie anche otto missive al giorno raccontando dettagli sulla sua vita quotidiana e sulla sua salute.
I luoghi nei quali Klimt visse la sua pittura si presentarono con nomi, ambienti diversi, ma sempre accompagnati dalla presenza di Emilie.
Nel giardino del suo atelier, Gustav trovò ispirazione per i suoi quadri. Qui dipingerà disegni preparatori che, spesso, lascerà a terra, incurante della moltitudine di gatti ai quali non rifiutava mai di dare ospitalità. Disegni che Emilie raccoglierà e custodirà fino alla fine.
E’ nel suo studio che Gustav eseguì un ritratto a grandezza naturale di Emilie che indossava un abito con le stoffe, i disegni, da lui creati.
Lungo la riva di Attersee Gustav ed Emilie vissero la tranquillità e la lontananza dalla frenetica vita viennese.

emilie al lago con gustav

In questo luogo incantevole, assieme ad Emilie, Gustav trovò la solitudine necessaria dopo le violente critiche subite attorno alle sue opere per l’Università. E’ ad Attersee che Gustav iniziò a dipingere paesaggi di soggetto vario.

paesaggio ad attersse

Luoghi, creazioni delle sue opere, che Klimt visse sempre con Emilie …

amore gustav ed emilie

opere che forse tradiscono queste sue parole: “Avevo timore dell’amore, ma provavo un profondo rispetto”
Era proprio vero?

O questo timore scomparve per sempre?

La risposta rimane tutt’oggi un segreto custodito nel suo quadro, nello scrigno dei suoi colori.
Anche se le parole di Rudolf Schnich, amico di Klimt, ci indicano qualche indizio:
“Egli, Klimt, ha preso in sposa la più giovane delle sorelle Flöge, una creatura di favolosa bellezza”

foto di emilie in abito lungo

Alla morte di Gustav, il 6 febbraio 1918, Emilie creò nella sua abitazione la “stanza di Gustav”. In questa stanza custodì il suo cavalletto, le sue lettere e i suoi numerosi disegni.
Nel 1938 Emilie fu costretta a chiudere il suo famoso atelier perché
a seguito dell’Anschless, dell’annessione dell’Austria alla Germania e del crescente antisemitismo, molte sue clienti ebree furono costrette ad emigrare.

io aspetto emilie

Emilie continuò a creare le sue collezioni e ad accogliere le sue clienti nel suo appartamento.
I disegni di Gustav, le sue opere, continuarono a non far morire la sua creatività.
La sua abitazione bruciò sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale.
Emilie morì il 26 maggio 1952 a settantotto anni, portando con sé i segreti del suo lungo incontro con Klimt, della loro profonda e intima complicità.
Assieme ci hanno lasciato un inestimabile dono, quell’Abbraccio Universale, quell’Inno alla Gioia nella Voce della loro opera: “Il Bacio”

 

Questo post è dedicato al mio compagno, splendido padre dei miei figli

alle sue incantevoli parole: “Sei il privilegio della mia vita!”

perché noi moriremo così! Amanti per l’eternità

E’ una dolce promessa

dav

 

Da questa dolce promessa è nato questo mio scritto,

è nato il mio desiderio di diventare Emilie…

Perché in ognuno di noi vive il suo  splendido cielo azzurro.

Finalmente, dopo essermi seriamente documentata, ho preso per mano le mie parole, per vivere la splendida storia di chi ha scoperto il vero segreto dell’eternità

 

A presto

Adriana Pitacco

Quadri postati: Il bacio (1907-1908) – Interno del vecchio Burgtheater, Vienna (1888) – Fregio di Beethoven(1902) L’inno alla gioia (terza parete) Abbraccio tra il cavaliere e la poesia “Gioia, bella scintilla divina”- Danae (1907-1908) – La sposa (incompiuto-1917/18) Ritratto di Emilie  (1902)- Ritratto di Emilie con cornice (1891)- Il castello di Kammer sull’Attersaee (1910).

Disegni postati: Nudo femminile sdraiato sul ventre rivolto a destra (1910) – Amanti rivolti a destra (1914-1916)

il bacio 3

36 pensieri su “Io morirò così

  1. Bellissima pagina!
    Un amore struggente come, forse, dovrebbe essere ogni amore. Un graffio intimo di cui si percepisce la forza esplosiva nei suoi quadri, un amore al di là di ogni convenzione, lontano dalla pratica quotidiana, mistico e colorato come le sue opere.
    P. S. Ma quella nella foto sei tu?

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  2. Il vero amore è sempre rivolto a Dio che si mostra attraverso l’altro. Noi non bastiamo a noi stessi, l’assoluta completezza e perfezione la sperimentiamo nell’innamoramento ed è solo un riflesso dell’amore di Dio. Che è il nostro eterno amante: amandoci noi non facciamo che aggrapparci a Lui e fermare il tempo nell’intimità. Per questo Adriana hai perfettamente ragione, ogni amore è eterno, “amanti per l’eternità”!

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    1. Ti ringrazio infinitamente per queste tue bellissime parole! Hai colto perfettamente il carattere universale ed eterno del vero Amore!
      Ecco perché questo mio scritto ho voluto dedicarlo al mio splendido compagno, padre dei nostri amatissimi figli
      un caro saluto
      Adriana

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  3. Sei riuscita ad intrecciare mirabilmente la vicenda privata di Klimt (e in particolare il suo rapporto con Emilie) con quella collettiva e profondamente tragica della Shoah, della quale la notte dei cristalli è senza dubbio uno degli episodi più famosi ed emblematici.
    Splendida anche la dedica finale al tuo compagno, e anche molto appropriata al termine di un post su Klimt, che ha sempre fatto della passionalità non volgare un tratto distintivo della propria arte.
    Mi hai fatto tornare in mente uno splendido film che intreccia anch’esso la vita di Klimt con la vicenda della Shoah: Woman in Gold. Se non l’hai visto, te lo consiglio caldamente.

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    1. Grazie infinite, amico carissimo!
      Ho desiderato scrivere questo mio scritto, pensando ad una lontana promessa fatta al mio compagno. Per scrivere questo post, ho veramente migrato alla ricerca di fonti, quadri, minuziosi dettagli non solo del grande Gustav, ma anche dello splendido rapporto vissuto con Emilie. Poi, ho avuto l’enorme fortuna di conoscere uno straordinario accordatore di pianoforti antichi che ha accordato pianoforti dalla “voce” sublime….
      Dentro alla sua magica sala, ho ascoltato le sue meravigliose parole: ” Vedi….Qui dentro c’è tutta la mia vita”. Mi sono permessa di chiedergli di potermi recare per vari giorni ad ascoltare quelle “voci” sublimi per iniziare a vivere la magia della scrittura, dentro all’incanto della musica.
      A presto
      Adriana

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      1. La ricerca minuziosa che hai compiuto si vede benissimo, e ti ha portata a scrivere un post – capolavoro. Ti ringrazio per avermelo segnalato via mail, e mi fa molto piacere che siamo sulla stessa lunghezza d’onda riguardo a quello splendido film. Grazie a te per la risposta, e a presto! 🙂

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  4. Quanta ricchezza di riferimenti storici e artistici in questo post! Come sempre, ma forse ancor più di sempre!
    Tra i numerosi spunti di riflessione, mi colpisce il discorso sulla fusione tra arte e vita che fonda l’autenticità di un artista. Ma naturalmente mi affascina anche il riferimento alla vita come musica, come se l’esistenza fosse una grande sonata composta di vari tempi che si accordano con le fasi della vita. E se forse tutta la creazione è musica e parte da un movimento vibrazionale, come non pensare che anche noi ne siano investiti e partecipi e che tale musica non ci attraversi?
    Forse ho divagato, cara Adriana, ma ti sono profondamente grata per questo mirabile post e per l’Inno alla gioia più che mai adatto al tema.
    Un abbraccio grande!!!

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    1. Carissima, come mi ritrovo nelle tue splendide parole! Io ai miei figli, fin dalla più tenera età, ho sempre raccontato che “siamo fatti di musica!”
      E per musica intendo la “bellezza incredibile e unica di ogni attimo della nostra esistenza”
      Siamo Musica nell’abbraccio Universale!
      Un grazie infinito
      Adriana

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  5. Un sentimento così alto raccontato come solo tu sai fare. Quando l’ amore si nutre di bellezza può solo generare altra bellezza. Voglio farti un regalo mia carissima amica. Ti lascio un link che sono convinta apprezzerai. Adoro Klimt e non conoscevo la sua storia d’amore con Emilie per cui ti ringrazio infinitamente. Ho letto il commento del caro amico wwayne e mi è tornato in mente quel film ” Woman in gold ”. Ora quindi per te qualche link.

    https://isabellascotti.wordpress.com/2016/01/22/la-donna-doro//
    https://isabellascotti.wordpress.com/2016/01/23/la-donna-doro-seconda-parte//
    https://isabellascotti.wordpress.com/2015/08/25/vienna-il-palazzo-della-secessione//

    Ti abbraccio pensando che questa nostra amicizia è costellata da tante coincidenze. Il che mi fa dire che la bellezza unisce come non mai , visto che entrambe ne siamo affascinate. Grazie . Ti voglio bene e …in foto sei bellissima con quel vestito particolare. Unico il vestito ed unica tu ad indossarlo. Baci

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  6. come te, sono amante delle biografie, soprattutto di artisti. Ma mi era sfuggita questa storia, quindi ti ringrazio per avermela raccontata, ho voglia di approfondire il tema.
    Inoltre a me sembra che questa immedesimazione in Emilie ti sia riuscita particolarmente, è intensa e realistica, convincente.
    Grazie, bellissimo post

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  7. Tu non hai niente del mondo dei blog, sembri uscita pari pari da un’antologia di letteratura europea del secondo Novecento. I testi di questa levatura non si commentano, si conservano nel proprio archivio per onestà e piacere intellettuale.

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  8. Complimenti, Adriana. Il post è davvero interessante, soprattutto perché scritto in prima persona. Hai saputo immedesimarti in Emile e nel contesto storico, esprimendo sentimenti condivisibili. Klimt è uno dei miei pittori preferiti. Un caro saluto. Giuseppina.

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  9. È magnifica la costruzione del racconto che sapientemente unisce le idee, la fantasia, i ricordi individuali, il percorso di vita e le emozioni.
    Il tuo è un dipinto di parole,
    il canto dell’opera narrata,
    una via da ricordare,
    un percorso superiore
    che graduale mi conduce
    dal guardiano della soglia.
    Grazie Adriana
    per ciò che sconoscevo.
    V.

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  10. Per creare bellezza occorre conoscere l’amore, le luci e le ombre che amare comporta, e credo sia inevitabile che da questo nasca timore e rispetto. Penso che lui abbia saputo amare e creare perché sapeva esattamente di cosa stava parlando; sapeva di essere un privilegiato, in tal senso. Tu qui hai reso benissimo il senso della sua arte. Per riuscire a fare questo, che non è cosa facile, occorre un profondo senso di osservazione e di introspezione; e a fronte della passione e di come scrivi, mi permetto di affermare con certezza che anche tu sei molto bella.

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