Io ti vivrò

albero amore 2

Una grondante nebbia s’inerpica lungo l’aria e l’umidità zittisce i miei passi stanchi, terribilmente stanchi.

 Non preoccuparti…. tra qualche giorno non sarai più solo.

Rispondo ancora garbatamente alla giovane infermiera preoccupata che una povera vecchia affronti ogni giorno questo viaggio per ritrovare il tuo sguardo, il tuo respiro, qualche tuo cenno. Ma, anche a due poveri vecchi, la vita ha concesso il dono di vivere questo amore e di viverlo sempre, decisamente sempre.

E’ la mia piccola impresa quotidiana essere qui, vicino a te. E impetuosa ora la luce sverna lungo la stanza spolverando le poche foto che ti hanno concesso di tenere accanto a te. Foto sbiadite, dai contorni non ben definiti, dalla datazione non chiara… così le potrebbe definire qualche infermiere di passaggio. Per noi, poveri vecchi, sono i nostri trofei, le nostre piccole gioie dell’esistenza. Con la tua inseparabile macchina fotografica, che chiamavi la macchina della meraviglia, ti divertivi a fissare il racconto del nostro diario quotidiano. “Che banalità!” potrebbe commentare qualche buon pensante, senza comprendere che desideravi rappresentare quello che tu definivi “L’attimo dell’esistenza”, unico e irripetibile.

Ma oggi? Dove troverò quest’attimo irrinunciabile?

Anche oggi ti hanno lasciato dentro al tuo piccolo feudo circondato dalle antiche mura che impediscono la tua rovinosa caduta sul pavimento. Il feudo, quel misero letto, transennato da un’invalicabile ossatura di ferro. Beffarda la malattia si diverte a oltraggiare  il tuo corpo, le tue esili forze. Singhiozzano i tuoi scarni movimenti assediati dalla fase finale della malattia. Secondo i medici nessuna parte del tuo corpo ora potrà ammutinarsi contro la tua inesorabile fine. Agguerrita la morte sta posando sul tuo corpo la sua dannata calligrafia, manca solo la sua firma nell’atto finale.

Continuo a scovare le loro parole; sono convinti che una povera vecchia non possa comprendere nulla delle loro sentenze. Dicono che hai smarrito l’abilità dell’uomo di riconoscere gli eventi giornalieri, di modellare i lineamenti del tuo volto sulla base dell’armonia delle emozioni. Per gli altri sei un vecchio, un maledetto vecchio, con un volto di selce, un volto pietrificato con uno sguardo assente, terribilmente senza memoria.

Provo a lacerare il dolore, ad annientarlo fino a trasformarlo infinitamente nel nulla…

Vedo le tue mani da mesi intorpidite da una rancida artrosi, impazienti nel rispondere alle mie carezze. Le osservo mentre si  trasformano in minuscole ali nel tentativo di librarsi in aria per far aderire l’innato istinto comunicativo al cenno del saluto.

Qualche attimo, io aspetto…

Ma friabili, delicatamente friabili, le tue minuscole ali di farfalla vengono recise da ogni intenzione comunicativa. Insopportabilmente ferme non sono più in grado di far confluire lo sguardo al movimento. Mentre asciugo le tue silenziose lacrime, che si sgranano come perle sul tuo volto usurpato dal dolore, riprendo la mia, la nostra abitudine quotidiana: appoggio le mani sulle tue e assieme accompagniamo gli occhiali a rivestire il tuo sguardo che implora ancora il mio volto.

Ora lo so! Lo sento…

Comprendi ancora le mie parole, i miei pensieri…

Ma non aspetto il levar delle tue risposte…

Non sforzarti! E’ un sacrificio che ora non ti puoi permettere.

Voglio solo stringere i giorni che ci rimangono come una nostra solitaria opera d’arte.

E improvvisamente sgombra da ogni tristezza, avvampa la stanza della luce dei nostri ricordi, s’allarga lo spazio veleggiando in nuovi mari, ad ogni tratto di costa approdiamo in nuove terre, conquistiamo un po’ di tempo, un gruzzolo di giorni senza l’assillo della fine.

Rivedo germogliare la melodia del tuo volto per custodire il lievitar delle nostre ore. In volo, attorno a te, divento l’unico pianeta in grado di compiere un viaggio attorno alla tua immagine. E il viaggio vive, prosegue nella cosmologia del quotidiano. Abbandoniamo l’urlo malinconico, mentre assieme viviamo il desiderio di rintracciare il tenero olfatto delle nostre abitudini, il nostro intimo racconto. Ma cos’è per noi due l’infinito se non una serie di unici istanti vissuti nel progredir di dolci abitudini? Come la nostra irrinunciabile abitudine di leggere il nostro inseparabile giornale. Perché mai e poi mai abbiamo tradito il nostro diritto inviolabile alla conoscenza per poter comprendere i cambiamenti di un mondo così tremendamente veloce a idolatrare false notizie, ma soprattutto a rappresentare i cambiamenti attraverso una scrittura che fluisce in false notizie degne di un’opera buffa. Ma noi, anche da vecchi, quell’opera buffa, abbiamo il dovere di dissacrarla, di scoprire le cause di quelle assurde mistificazioni. “Anche da vecchi vogliamo essere liberi di conoscere, di comprendere” Queste tue parole erano semplicemente l’overture prima d’iniziare il lento processo della lettura. Lento e spesso insopportabilmente faticoso.

Durante la scarna decifrazione delle parole scritte, i nostri occhi cercavano di rimanere ancora frizzanti nel temperamento. Qualche attimo d’illusione… La vecchiaia ci concede anche questo.

Poveri sguardi! Continuavano ad annaspare nel tentativo di definire rapidamente ogni tratto visivo che si potesse configurare in un’immagine nitida e precisa. Ma l’ostinata testardaggine fa parte di quella regalia che il tempo, con l’avanzar degli anni, si è premunito di offrire in dono a due poveri vecchi. E così, come un’opera paziente, degna della più nobile musa, univamo ogni frammento, ogni minuta lettera, e durante il laborioso procedere lo sguardo si riappropriava della capacità di leggere, di esplorare la scrittura e finalmente poter affermare la nostra libera testimonianza.

Siamo considerati vecchi e malati di malinconia, ma con la tua dolce malinconia mentre scrutavi il cielo mi rivelavi questo segreto: “Ricorda…c’è un inizio e una fine nella trama ordita dal tempo, ma non dimenticare mai il nostro minuscolo pezzo di cielo….solo così il tempo non avrà il senso della fine.” Poi il sorriso e la tua mano alla ricerca della mia, perché io sapevo esattamente cosa rappresentava per te questo minuscolo pezzo di cielo: era semplicemente ogni attimo unico dell’esistenza, unico e irripetibile di questa nostra lunga storia d’amore.

Sei stato il mio ambasciatore di gioia. Ma oggi naviga il nostro pianto mentre s’accarezzano le nostre parole al passo della memoria.

Era la carezza dei tuoi occhi che conosceva ogni mio desiderio.

Io ti guardo…

Anche se per gli altri il mio è solo lo sguardo di una povera vecchia, così assurda perché follemente innamorata.

Io ti guardo….e mi sento un Dio pronto a varcare il suo nuovo pianeta, la sua nuova creatura.

Un passo verso di te e un infinito sguardo per la mia storia di donna.

Sai…sento di nuovo il suono dei tuoi passi nel naufragio della morte e ti rivedo nel nostro ritmo giornaliero.

Scorgo i tuoi sorrisi, formidabile patrimonio genetico nel grembo del nostro giorno.

Corpi celesti nell’intima pausa di noi.

Le mie parole si scontrano con la voce gracchiante della capo reparto che annuncia la fine del mio viaggio giornaliero.

Ma non preoccuparti…domani il mio viaggio continuerà, sarò ancora qui.

Un altro bacio…

E ora lascia riposare il silenzio.

Noi due assieme ritorneremo a vivere il nostro piccolo pezzo di cielo.

E vivremo come lo spirito di una farfalla…

mentre il tempo ci concederà un po’ di tregua sancendo un armistizio con la morte.

Esco…

Con passi pallidi m’incammino a riprendere il nostro intimo racconto.

Ma scoppia il cuore in un silenzioso pianto.

 

 

L’ARTE DI AMARCI PER SEMPRE: Bella e Marc Chagall

 chagall e bella

 Ci sono parole che rispecchiano la vera essenza della vita, il mistero di quell’incanto poetico che compie miracolosamente l’atto dell’amare

” Tu ti getti sulla tela, che trema tra le tue mani, afferri il pennello, premi il colore dei tubetti: rosso, azzurro, bianco e nero. E mi trascini nel torrente dei colori. Improvvisamente mi sollevi dal suolo e tu stesso ti dai lo slancio con un piede come se la piccola stanza fosse troppo angusta per te. Tu balzi su, ti stendi in tutta la tua lunghezza e voli verso il soffitto. Ti pieghi al mio orecchio e mi mormori qualcosa…e tutti e due insieme saliamo leggeri, leggeri e voliamo via tenendoci per mano…

Giungiamo alla finestra e vogliamo passar fuori. Dalla finestra ci chiamano una nuvola ariosa e un pezzo di cielo azzurro. Le pareti, addobbate con i miei scialli variopinti, ondeggiano intorno a noi e fanno girare la testa. Noi voliamo sui campi fioriti e case di legno con le persiane chiuse, su campagne e chiese.”

Sono le parole di Bella Chagall, parole che al pari di un quadro, rendono visivamente la pura ebbrezza dell’amore.

i due innamorati

E’ la formula magica dell’amore che Marc Chagall intuisce fin dal primo incontro con Bella. “Il suo silenzio era il mio, i suoi occhi i miei. Sentii che mi conosceva da sempre, vedeva la mia infanzia, la mia vita presente e quella futura…”

E l’incanto prosegue nella cosmologia della vita quotidiana…

“Bastava che aprissi la finestra della stanza” scrive Chagall ” e subito entravano d’impeto insieme a lei l’azzurro, l’amore e i fiori. Vestita tutta di bianco o tutta di nero, già da tempo s’aggira come uno spirito nei miei quadri, come ideale per la mia arte”

in volo

Arthur Rubinstein suona di Franz Liszt, “Liebestraum”, sogno d’amore

Questo post è dedicato a Lorena, al viaggio incantevole della nostra amicizia che approda ogni giorno nei luoghi magici delle nostre parole…

luoghi…attimi del nostro divenire dentro al paesaggio dell’anima

A presto

Adriana Pitacco

foto lorena

31 pensieri su “Io ti vivrò

  1. Post bellissimo, come sempre! 🙂 Mi è piaciuta in particolare la scelta (già adottata anche con altri artisti) di trattare la figura di Chagall non come pittore, ma come uomo: in questo modo riesci a farci identificare profondamente con le persone di cui parli, e le fai sentire vicinissime a noi.
    Mi sono rimasse impresse queste parole in particolare: “Il suo silenzio era il mio, i suoi occhi i miei.” Rendono perfettamente l’idea dell’intesa che si crea tra due persone che si amano: non è semplicemente un’influenza reciproca, ma è qualcosa di più profondo, è proprio un compenetrarsi l’un l’altra fin quasi a fondersi. Dico quasi perché anche nelle storie d’amore più travolgenti è sempre bene mantenere una propria individualità e personalità: fa bene ad entrambi i membri della coppia conservare un minimo di indipendenza psicologica dalla persona amata.

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    1. Carissimo amico, hai colto perfettamente ciò che cerco di fare con i miei scritti e con la scelta dei grandi artisti ; ti sono particolarmente grata per la tua lettura sempre profonda e arguta!
      Sono d’accordo con te che amare significa “fondersi” , senza perdere la nostra identità
      Un caro saluto e un grazie sincero
      Adriana

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  2. Del tuo post, cara Adriana, mi ha colpito lo stile della scrittura. Una scrittura incisiva e talora cruda che riflette da un lato la desolazione della vecchiaia e della malattia, ma dall’altro l’infinita poesia di chi tutto riscatta attraverso l’AMORE, un amore a tutte maiuscole, profondissimo e inimmaginabile.
    Davvero accenti di vera poesia ritrovo nella vicenda umana dei due “poveri vecchi” di cui parli, in quella di Chagall e nello straordinario e appassionato brano di Liszt.
    Grazie di cuore!!!!
    Annamaria

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  3. Che bello questo post, Adriana! E’ stata una lettura davvero toccante e ha portato in luce un argomento a cui raramente si pensa quanto si dovrebbe. C’è della tristezza ma anche della speranza, e credo che ognuno di noi si auguri di essere amato a quel punto per tutta la vita. Che dire poi del riferimento a Chagall…Bellissimo!

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  4. Anche io, come la Sottile linea d’ombra vedo una leggera tristezza che però non è abbattimento è anzi certezza che solo attraverso il potere dell’Amore si possano superare certi ostacoli. M i è piaciuto molto il modo con cui Chagall parla della moglie Bella. In fondo quando si ama si vede con occhi nuovi il nostro “oggetto” “soggetto” d’amore.
    Grazie di cuore Adriana. Ma quale sei nella foto? Un sorriso. Lila

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  5. Se pur nella crudezza del scrittura che si rapporta ai problemi che insorgono spesso con la senilità, tutto in questo racconto sa ricondurci verso un intenso inno all’amore.
    La grande forza di questo sentimento che riesce a vincere sopra ogni cosa, anche la tristezza, l’amarezza, che possono accompagnare questo periodo della vita. E di tutto ciò nella storia, c’è consapevolezza, ma un vissuto di grande dignità.
    Grande Adriana, grazie. Complimenti alla tua capacità di aver saputo dare vita al personaggio, che ha un’anima, dei sentimenti e soprattutto di avere saputo far emergere il messaggio: che l’amore può tutto, sa renderci unici e forti, quando c’è!
    Un abbraccio e grazie ancora
    Stefania

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  6. Carissima Adriana, tu hai il dono di scrivere semplicemente e profondamente nello stesso tempo. Piace anche a me la tua capacità di farci vedere anche il lato umano degli artisti che ami, quello del quotidiano, per intenderci. E poi ci apri sempre alla speranza.

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  7. ”La passeggiata”  di  Marc  Chagall
     
    ”Non  potevi  farmi  regalo  più  bello,  mio  amato.  Questa  passeggiata,  che  mi  stai  offrendo,   ha  il  sapore  dell’imprevisto  e  tu  sai  che  adoro  le  sorprese.
    Da  quassù  posso  vedere  il  mondo  con  una  levità  mai  conosciuta  prima.  Le  case,  il  verde  dei  prati,  tutto  acquista  una  dimensione  diversa.  E’  bellissimo.  E  sai  una  cosa?   Mai  dimenticherò  questo  volo  straordinario,  me  ne  ricorderò  per  sempre,  mio  amato,  assieme  al  tuo  dolce  sorriso .”
    Isabella Scotti

    Un inno all’amore questo post cara Adriana. Una testimonianza che conferma come questo sentimento possa superare anche le difficoltà di un’età avanzata, andare oltre vivificando anche se le forze ci stanno abbandonando. Sempre incantata dalle tue parole. Un caro abbraccio. Isabella

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    1. Carissima, l’avevo letto subito e mi ero molto emozionata!
      Nel tuo commento mi raccontavi che stavi vivendo una storia con i tuoi genitori, simile a quella scritta sul mio post
      Avevi anche risposto, ma non trovo più niente
      Ti mando un grazie infinito e un augurio di una felice domenica
      GRAZIE!
      Adriana

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