Ciao! Ti presento te stesso

guardando

 Persiste il trend di crescita per l’uso di antidepressivi e ansiolitici in Italia; in aumento il mercato della “falsa felicità”

Striature grigiastre solcano i muri; densa la polvere si è annidata in questo spazio che qualcuno  amorevolmente definisce “Casa Serena” per i lunghi giorni destinati al tempo dell’ozio. Qualche bravo infermiere ti sta ricordando che “essere qui” è un onore,  perché finalmente consacrerai la tua vecchiaia alla fase contemplativa della vita; senza comunque dimenticare la provvista giornaliera di medicine che scandiscono inflessibilmente lo scorrere del tempo.

Sei adocchiato continuamente dal sorvegliante di turno, pronto a dirigere il traffico dei tuoi pensieri, a dirottare le tue parole in un ordine logico, consequenziale agli eventi del giorno. Poi con ossequiosa calma, ti invita ad addentrarti verso la ronda giornaliera….

Qualche passo ancora, perché si rinnova l’ora delle visite.

 E finalmente oggi ti ritrovo…

Ma non ho bisogno di presentarti me stessa, anche se tanti anni ci separano dall’ultimo incontro. Avidi i nostri sguardi sanno già ricordare…

Ma ora dimmi… da dove vuoi che racconti quel tuo modo insuperabile di spiazzare ogni pregiudizio? Quelli che tu chiamavi “Il buon costume della medicina ufficializzata”.  Ho capito, mi stai dicendo che prima di essere un medico, sei stato un uomo e solo grazie ai tuoi pazienti, ti sei presentato al mondo. E così, oggi, testardo fino alla fine dei tuoi giorni, vuoi presentarti come abile narratore, vuoi spodestarmi per un po’.

Ti ascolto volentieri, toglimi pure lo scettro della scrittura. Sicuramente, sarai ancora così abile a smascherare l’ignobile ricettario fornito dalla provveduta società sulle miracolose cure per la felicità. L’ultima offerta è a dir poco commovente :  “Ti aiutiamo a conoscere te stesso,  a presentarti al mondo e a conquistare la felicità nel giro di due settimane, ad un modico e conveniente prezzo”.

Ora racconta, perché voglio ritornare da dove siamo partiti : “dal Mondo delle idee”.

Quel mondo che hai presentato come un figlio in quella clinica prestigiosa, dove eri stato invitato come relatore sul tema : “Psicopatologia delle depressioni-casi di guarigioni quasi impossibili”. L’avevi deciso fin dall’inizio che non sarebbe stata la solita relazione costruita dagli “addetti al lavoro”, sarebbe diventata, man mano, una lunga conversazione, dentro ad una sala gremita non solo da medici, ma soprattutto da uomini e donne alla ricerca di conoscere se stessi.

Londra 1980

 “Non vi parlerò di nessun caso di depressione impossibile da guarire! Affermare che vi sono casi impossibili, la cui guarigione sarebbe a dir poco eccezionale, sarebbe come affermare che nell’Uomo esiste solo la ricerca del piacere della felicità. Senza il dolore, senza che piacere e dolore si amalgamino tra di loro, l’uno nell’altro.

Siamo sicuri di conoscerci, ci paragoniamo a degli alberi che aprono i rami sempre più su…alla ricerca di luce…in alto! Poi giunge un momento in cui ci chiediamo se quell’individuo che cammina sia veramente il nostro Io che abbiamo da sempre conosciuto, o un altro che guardiamo senza riconoscerlo. E’ un albero che improvvisamente si piega per ritrovare la sua abituale posizione…. ma poi questo albero si sradica impietosamente. E allora intuiamo di aver avuto un unico difetto: quello di esserci sempre rifiutati di procedere al di là delle apparenze. Fino allora siamo rimasti dentro, come schiavi, in una caverna, costretti a guardare sul fondo di essa le ombre della nostra esistenza. Dentro scambiamo queste ombre per realtà perché non abbiamo mai voluto conoscere quelle vere. Schiavi di noi stessi, schiavi di una realtà ingannevole! Ma finalmente decidiamo di uscire dalla caverna .

Incominciando ad abituarci alla luce forte del sole, dovremo gradualmente scorgere le idee: non più realtà apparenti! Come uno schiavo finalmente libero, proveremo ad esplorare il mondo che ci circonda, ma ci prende l’angoscia di non farcela; ci chiediamo se sia opportuno ritornare dentro la caverna, incatenarci nuovamente. La vita non è più un albero che sale, ma linfa che scorre! Sempre più giù, fino alle viscere di un inferno e di un paradiso.

Scendiamo….è una discesa che ci travolge! E’ una guida dell’anima verso il mondo dell’essere. “L’idea della nostra reale esistenza alla quale l’anima partecipa” così direbbe Platone.

E questa è la vita! Dolore e Amore assieme: l’uno dentro all’altro.  E  in questo viaggio finalmente libero, ogni uomo, ogni donna si presenta al mondo”

 

E così continui a parlare con quello che chiamavo “il linguaggio degli Dei”.

Io ho ancora il privilegio di amare i tuoi sguardi struggenti divenuti parole nel paesaggio della tua memoria. Perché nessuna malattia, nemmeno quella acida vecchia dal nome Alzheimer che ti hanno affibbiato addosso, violerà la tua presentazione.

Perché quando io parlerò di te…

Ti ricorderò ancora così!

Per sempre…

 

Dalla raccolta “Ossi di seppia” di Eugenio Montale

 

Portami il girasole ch’io lo trapianti

nel mio terreno bruciato dal salino

e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti

del cielo l’ansietà del suo volto giallino.

Tendono alla chiarità le cose oscure,

si esauriscono i corpi in un fluire di tinte: queste in musiche.

Svanire è dunque la ventura delle venture.

Portami tu la pianta che conduce

dove sorgono bionde trasparenze

e vapora la vita quale essenza;

portami il girasole impazzito di luce.

 

Mi conosco perché ti amo: Salvador Dalì e Gala

 

il ritratto

 

“Ogni mattina, al risveglio, provo un piacere supremo: quello di essere me stesso, quello di essere Salvador Dalì. A sei anni volevo diventare cuoco, a sette anni Napoleone; da allora la mia ambizione non ha smesso di crescere: non voglio più essere che Salvador Dalì e nient’altro!”

Ma la vera presentazione di se stesso al mondo Dalì la compie con la prova indiscutibile dell’amore; nel 1929 il grande artista scopre in Gala il grande amore della sua vita.

la preghiera

Questo incontro storico avviene all’insegna della follia. Innanzitutto Dalì si trova in uno stato di esaltazione per cui ogni volta che vuole parlare a Gala viene preso da un riso irrefrenabile. Ogni volta che lei si allontana non fa in tempo a voltargli la schiena che Dalì si contorce dal ridere fino quasi a cadere a terra. E’ difficile quindi per Dalì riuscire a dichiarare il suo amore tra scoppi di riso nervoso. Non è cosa facile perché, oltre ad essere affascinante, Helena Devulina Diakanoff, figlia di un funzionario di Mosca, da tutti soprannominata Gala, manifesta una sicurezza che non manca d’impressionare il giovane Salvador. Resta il fatto che all’epoca Dalì aveva avuto con le donne solo delle esperienze limitate; sosterrà sempre che era ancora vergine quando ha conosciuto Gala.

 “Anche le vittorie hanno il viso incupito dal dolore. Non bisogna stuzzicarle” racconta Dalì.  “Ciononostante stavo per farlo, per serrarle la vita, quando la mano di Gala prese la mia. Era il momento di ridere, e risi con un nervosismo tanto più violento in quanto la cosa doveva risultare più fastidiosa per lei in quella particolare circostanza. Ma, invece di sentirsi ferita dal mio riso, Gala se ne inorgoglì. Con uno sforzo sovrumano, mi strinse la mano ancora più forte. E grazie alla sua intuizione medianica aveva colto il senso preciso del mio riso, così inspiegabile per gli altri. Il mio riso non era allegro come quello della gente normale, non era scetticismo o frivolezza, ma fanatismo, cataclisma, abisso e terrore. E quello che le avevo appena fatto sentire, che avevo gettato ai suoi piedi, era il riso più catastrofico, più terribile di tutti.  “Tesoro” disse ” Non ci lasceremo più”

Sempre durante uno dei loro primi incontri, Dalì chiede a Gala : “Cosa vuole che le faccia?”e Gala, con il volto trasformato, divenuto duro e tirannico, risponde:  “Voglio che mi faccia schiattare!”   “E se la gettassi dalla cima della cattedrale di Toledo?” S’interroga Dalì.  Sempre il grande artista racconta: “Gala mi distolse dal mio crimine e mi guarì con il suo amore. Grazie! Voglio amarti! Ti sposerò… questa fu la mia risposta. E i miei sintomi isterici scomparvero gli uni dopo gli altri come per incanto.   Ridivenni padrone del mio sorriso, del mio riso, dei miei gesti. Lei mi guarì grazie alla potenza indomabile e insondabile del suo amore. La sua profondità di pensiero e la destrezza pratica di questo amore surclassarono i più ambiziosi metodi psicanalitici.  E finalmente una nuova salute mi sbocciò nella testa come una rosa”

 

gala e la bellezza

 

E così, come racconta Dalì, ci presentiamo al mondo con la forza dell’amore: l’unico vero specchio della nostra esistenza!

E finalmente…

Ciao! Ti presento te stesso…

o me stesso!

i volti di gala

Questo post è dedicato a tutti coloro che hanno avuto il coraggio di uscire dalla caverna, finalmente liberi, di essersi presentati al mondo con la ricchezza inestimabile delle proprie idee, della propria diversità, ricordando il grande insegnamento di Galileo Galilei
“L’ Uomo è artefice del proprio destino”.
A presto
Adriana Pitacco

titoli dei quadri di Salvador Dalì: Giovane donna in piedi alla finestra(1925)- Autoritratto (1921)-  Studio per la Madonna di Port Lligat (1950) Leda atomica(1949) Tre visi di Gala appaiono su delle rocce

 

 

 

 

 

37 pensieri su “Ciao! Ti presento te stesso

  1. Carissima, al solito ti ringrazio infinitamente per avermi segnalato il tuo post. Anzi, stavolta anche più del solito, perché hai dedicato un post al mio pittore preferito, ad uno dei miei miti personali: un vulcano in perenne eruzione, un fiume di creatività sempre in piena, un Re Mida che con la sua genialità trasformava in oro tutto ciò che portava in qualche misura la sua firma. Sentirti rievocare la sua arte e il suo amore per Gala è stato davvero un grandissimo piacere, e ti consiglio di fare il bis: su Dalì c’è materiale per cento post. 🙂

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  2. Sono proprio felice delle tue parole!
    il mio intento era anche quello di provocare( basta cogliere il senso del titolo) sulle false sicurezze che il “mercato della felicità”, in questa delirante società ci propone.
    E allora il grande Dalì, con la sua arte non fatta solo di quadri, ma di vera esistenza, rappresenta la grande testimonianza di chi ha affermato per tutta la sua vita la vera presentazione di se stesso.
    “Voglio essere solo Salvador Dalì!”
    Che ricchezza!
    Un caro saluto e un grazie sincero
    Adriana

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  3. Cara Adriana, grazie per la bellezza intensa delle tue parole. Quanto hai scritto non rappresenta solo l’essenza della realtà e il nucleo della fenomenologia come il fare luce su questa realtà per quello che è. Quanto hai scritto è una immensa ricchezza perché porta il bagliore della chiarezza su questo mercato della felicità, sulla falsità di un modello di cui ampiamente e con tutti i mezzi viene fatta propaganda occulta e manifesta per sgretolare nelle fondamenta ciò che più davvero importa. La felicità semplice è l’ultimo rifugio di un’anima complessa. Disabituarci alla vera felicità significa introdurci ad una narcosi della sensibilità e del vario sentire che, nel momento in cui ti svegli, può significare depressione e quel buio su cui lucrano in parecchi. la vera felicità, la serenità cui aspira un’anima complessa è la scena del bellissimo film lezioni di piano. E’ un pianoforte che desidera tacitare le proprie burrasche non con lo stordimento e l’evasione, con la fine di tutte le note ma con l’armonia rispetto al proprio abisso per trovare quella quiete immota, quel silenzio che risiede nei mari più profondi. Un abbraccio e ancora tanti auguri.
    Daniele

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    1. Carissimo Daniele in quella casa chiamata “casa per i giorni sereni”, ho ritrovato dopo tanti, troppi anni, un uomo che ho teneramente amato, quel personaggio del mio libro, della mia esistenza, che mi ha preso per mano e mi ha fatto danzare gli innumerevoli accordi della mia vita.
      Seguiva il mio passo l’infermiere di turno, simile ad un gufo, era pronto ad adocchiare ogni mia parola, pronto a ribadire che quel “povero vecchio” che io desideravo tanto incontrare s’era inoltrato dentro ai labirinti dell’ alzheimer.
      “Perché lo va a trovare? Non capisce nulla…vedrà…è così da qualche anno!”
      inutile domanda…
      ma vera, così vera la risposta dei nostri sguardi…
      perché è bastato uno sguardo, una leggera carezza sul suo bellissimo volto rigato di lacrime per viverci ancora…
      E ritrovare la nostra presentazione al mondo
      ” Vivo perché amo”

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      1. Adriana carissima, le parole migliori sono quelle che emergono nel momento in cui il dolore e lamore, il ricordo e la vita, si incidono nelle nostre in maniera profonda. Come scrive Nietzsche, cosa è spirito. Spirito è vita che taglia nella propria carne. Dal suo patire s’accresce il suo sapere. Vedere la sofferenza degli altri ci trova semrpe così impreparati. Poi la viita ti “concede” la forza della disperazione e non si sa come non solo vai avanti ma torni a sperare. Ci sono passato con la morte di mio padre che ha patito 6 mesi di sofferenza, con mia madre che, vivente, oggi comincia ad avere qualche problema legato proprio alla terribile malattia che ti nomini: l’Alzheimer. Vedere la sofferennza degli altri, cosi come quella di tante creature e mi ricollego, non me ne vorrai, anche al mio post sugli animali, saperla sentire questa sofferenza e “cum-patirla”, saperla davvero capire, è per me la forma più nobile e più alta di quello che è stato definito amore per il prossimo. capire, comprendere, sentire e tutto diventa più semplice perché, se tutti fossimo capaci di viverla e sentirla davvero la tanta sofferenza che urla questo nostro mondo pieno di bellezza, saremmo capaci di un cammino davvero più empatico e sereno. Non alieno dalla sofferenza ma dai rancori, dalle acrimonie, dalle piccole e grandi cattiverie che così tanto turbano l’esistenza di tutti. Proprio vero: vivi perché ami, altrimenti non lo sai ma sei un morto che incede lentamente, ad occhi chiusi verso il buio. Un abbraccio fortissimo e ancora auguri con tutto me stesso.

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    1. Carissima, sono perfettamente d’accordo con te! Essere se stessi in certi momenti non è facile, perché significa anche possedere quella che Platone definisce “La forza delle idee”, io aggiungo anche “La grandissima forza dell’amore”.
      E presentarsi al mondo con tutta la nostra ricchezza e la nostra diversità è una bellissima presentazione
      Un caro saluto e ancora i miei sentiti auguri

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  4. Grazie ancora, cara Adriana, di avermi segnalato questo splendido post!
    E’ ammirevole il modo in cui riesci a fondere in un discorso concreti problemi psicologici da un lato e dall’altro la realtà umana di alcuni artisti famosi, in questo caso Dalì. Se ne percepisce così la forza, la profondità e in qualche modo la vicinanza, attraverso il tuo linguaggio incisivo. E i versi di Montale si sposano bene con tutto il resto!
    Arrivare a trovare in noi noi stessi la nostra verità è il più bel regalo che la vita ci possa fare.
    Grazie di cuore di questi tuoi scritti e un grande abbraccio!!!
    Annamaria
    P.S: Forse prima nel mettere il commento, ho sbagliato post….

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    1. Sono onorata delle tue bellissime parole! E sono veramente felice di averti trovato lungo la mia strada, in questo viaggio dal nome magico”VITA”
      Abbiamo ogni mattina una luce che ci risveglia e ci regala la sua bellezza: “la luce della musica!”
      Quel canto ancestrale che da sempre, dal mio primo respiro, è la profonda testimonianza della mia vita e delle persone che amo
      Grazie infinitamente
      Adriana

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  5. Carissima Adriana, hai scritto un post davvero meraviglioso. Essere se stessi non è facile, non certo in un mondo come il nostro, dove sembra di partecipare ad un ballo in maschera (magari con tanto di premio per la maschera più bella). Personalmente non ho mai indossato maschere e per questo ho anche pagato, nella mia vita. Essere me stessa, molto spesso significa (ed ha significato) solitudine. In questi giorni sto leggendo un libro molto bello: “La solitudine dell’anima” di Eugenio Borgna. Può capitare, a volte, che ci si perda mentre si cerca chi siamo, ma se si riesce ad arrivare alla meta o anche soltanto ad avvicinarcisi, allora davvero la vita ha un senso… e sempre, dico sempre, chi siamo ce lo rivelano gli occhi di chi ci ama.
    Approfitto per farti anche qui gli auguri di una Pasqua Serena in compagnia dei tuoi cari.

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  6. Sono emozionata delle tue incantevoli parole, piene di poesia.
    Ho riletto varie volte il mosaico prezioso di parole che mi hai donato, e assaporo ancora questa tua frase “Sempre, dico sempre, chi siamo ce lo rivelano gli occhi di chi ci ama”
    Pura verità! Perché mentre ritrovavo i passi, le lacrime di quel volto che ho teneramente amato, rivivevo la mia presentazione con le sue lontane parole: ” Adriana…non dimenticare mai di esistere!”
    E allora scrivo, racconto, perché so di non aver mai perso le persone che ho amato
    Un grazie infinito
    Adriana

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  7. Grande!! Il tuo post è bellissimo cara Adriana, ricco, come sempre, di spunti di riflessione, coinvolgente e carico di pathos. Gettare la maschera, come nei personaggi di Pirandello, non è impresa facile. La vita ci chiama, ci invita a godere delle tante bellezze, ma crescendo non riusciamo a mantenere la spontaneità, la semplicità del bambino che eravamo. Diventa difficile affrontare tutto ciò che ci circonda e le sue avversità, se non ci costruiamo, inconsapevolmente, una maschera, che ci dà l’idea di essere più forti, ma senz’altro ci rende meno felici, spesso frustrati. Sacrifichiamo la parte vera di noi stessi, la imprigioniamo dentro convensioni, e finiamo per dimenticare chi siamo veramente. In qualche modo, chi più, chi meno, si finisce per usare “quella maschera” che nasconde le nostre fragilità, le nostre insicurezze. Condivido le tue parole, ma credimi è molto difficile poi realizzarle, proprio perchè, il processo di cambiamento, ripeto inconsapevolmente, avviene già dalla prima infanzia, dettato dalle varie esperienze e imput che riceviamo. Il discorso è molto complesso e non vado oltre, spero di averti reso l’idea.
    Sei una persona splendida e sono contenta di averti conosciuta, un grazie di cuore per questo tuo scritto come sempre molto articolato e bello.
    GRAZIE e approfitto per rinnovarti i miei auguri per una Serena Pasqua.
    Stefania

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    1. Carissima Stefania, prima di tutto desidero scusarmi per il ritardo con il quale ti scrivo: purtroppo ho avuto parecchi impegni.
      La vita, questa melodia meravigliosa che ci accompagna al nostro risveglio mattutino, è una nascita continua, rappresentata da quella vera presentazione che il mio amato Claude Monet definisce: “L’attimo della luce”. Io aggiungo “L’attimo dell’esistenza”, e dentro a quell’attimo vi è la conquista della vita, di quell’unico miracolo e capolavoro che non tornerà più.
      Nella mia vita, nella mia infanzia, ho avuto l’inestimabile dono di vivere con un padre cantante lirico, e il suo canto, ascoltando il suono del mare, rappresentava la “voce universale” dell’esistenza.
      A mio padre ho dedicato il mio post “una promessa”, perché con la musica, la sua voce,
      ho avuto l’inestimabile dono di presentarmi in questa vita.
      E mentre nei momenti particolarmente difficili scendevo in quell’inferno e paradiso descritto nel post, riascoltavo la sua bellissima voce, per non dimenticare mai di esistere.
      Ti ringrazio infinitamente delle tue parole, sono Felice di conoscere una persona dall’animo così profondo
      Ti rinnovo i complimenti per le tue meravigliose poesie
      Adriana

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  8. Vorrei precisare, per timore di essere fraintesa, che trovare noi stessi è un bellissimo traguardo, un dono bellissimo che la vita ci permette di trovare, ma impresa non sempre facile perchè spesso la maschera a cui mi riferivo, nasconde a noi stessi e a gli altri la nostra vera essenza. Ogni giorno cerco di trovarmi, di addentrarmi nel mio io, ma mi chiedo poi quello che trovo è il mio vero io?
    Grazie ancora, Stefania

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    1. Sono onorata! Profondamente felice delle tue parole .
      Quando una mia carissima amica mi ha posto questa domanda:”Esiste una poesia che per te rappresenta la vera testimonianza di questa vita?”
      Senza esitare ho risposto: ” Ogni mattina mi accompagna “ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale” ,il grande e unico Montale”
      Un grazie infinito

      Liked by 1 persona

  9. immettersi nel flusso della vita… sentirlo in se come linfa vitale… non esaurirsi nell’apparenza senza essenzialità.. un essenzialità in movimento… vibrare come luce…

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  10. Ciao Cara…credo che questo sia uno dei tuoi post più belli, molto delicato e poetico, mi ha fatto emozionare…inoltre, tra le righe trapela un’idea che mi fa riflettere: si pensa sempre all’essere umano come una macchina luminosa che tende alla felicità e tutto ciò che non corrisponde a questa descrizione diviene oggetto di pietà, forse anche di scherno. La verità della vita sta da tutt’altra parte, e credo che la tua frase: “La vita non è più un albero che sale, ma linfa che scorre! Sempre più giù, fino alle viscere di un inferno e di un paradiso.” ne riassuma perfettamente l’essenza. Complimenti, un abbraccio.

    Federica

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    1. Sono sincera…ho scritto questo post piangendo, rivivendo tutta la mia bellissima storia con Sergio, quel grande medico che ho ritrovato dopo tanti, troppi, inesorabili anni nei quali le nostre strade si sono perse.
      Ma quando due persone hanno amato le loro storie, i loro attimi di pura conquista, la vita concede il dono di un ultimo incontro per ritrovare quello sguardo così profondamente complice delle nostre esistenze.
      E In quel momento, dentro a quella dolcissima lacrima che rigava il suo bellissimo volto, ho ritrovato l’incanto delle sue parole….
      Nel meraviglioso mosaico della memoria, assieme abbiamo sconfitto quell’acida malattia, l’alhzeimer, che qualche medico ha affibiato dimenticando la grande testimonianza della sua esistenza di medico e di Uomo
      Siamo di nuovo scesi in quell’inferno e paradiso, per ritornare a viverci in una delicata carezza, nella conquista di quell’attimo magico che si chiama: Amore
      un grazie infinito
      Adriana

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  11. “Vorrei essere Salvador Dalì” …Questa frase mi ha sempre fatto sorridere! Grazie mille per questo post così interessante, in particolare leggere di Dalì e Gala per me è sempre qualcosa di mistico, specialmente quando è scritto così bene! A presto, Arianna

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  12. Post grande colmo che fa vibrare…
    Io mi sono commossa intuendo la storia di un incontro dopo tanto tempo tra due persone che si sono amate.
    Grazie.
    Tutto è molto bello.
    gb

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      1. Io ringrazio per te per le tue bellissime ed emozionanti parole che mi hanno ancora fatto vibrare di luce in questa mia notte.
        Ho sentito che il tuo è stato un incontro realmente vissuto.
        Tu mi hai fatto riprovare violentemente e dolcemente uno da me vissuto.

        gb

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  13. Bel post, molto sincero e genuino. Volevo condividere un personale spunto di riflessione: e se in ognuno di noi non esistesse un solo vero IO, ma personalità multiple che innescano conflitti interiori e che ci portano a vivere le giornate con umore differente e con entusiasmo o malinconia in base alla personalità prevalente in quel momento?
    Mi viene in mente il film di animazione “Inside Out”, in cui ci sono i quattro personaggi Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura, il concetto è quello: alcuni fattori psicologici diventano dominanti in un individuo e creano una personalità. Se la vita ci espone a shock emotivi, è possibile che se ne creino più di una e che queste convivano, con tutti i disagi del caso (o i piaceri del caso).

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    1. Ti ringrazio infinitamente del tuo interessante commento e del tuo prezioso spunto di riflessione.
      L’importante è l’essere, il vivere questo viaggio meraviglioso che rappresenta la nostra vita.
      La mia adorata nonna partigiana, amava festeggiar la vita con queste parole:” Ricorda piccola….non dimenticare mai di esistere!
      E per far questo non tradire mai ciò che realmente sei”
      un caro saluto
      Adriana Pitacco

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  14. Io ringrazio te… Scusami. Mio refuso prima… “per te”
    C’era emozione vera in me mentre ti scrivevo.
    gb

    Ho anche sbagliato a postare questa mia replica. Così ora la pubblico nuovamente.
    Scusami ancora.

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